26 SETTEMBRE 1944 ECCIDIO DI BASSANO DEL GRAPPA

 

“…Il 26 settembre, a Bassano del Grappa, furono impiccati 31 giovani patrioti, arrestati nei giorni precedenti. Furono caricati su un camion, con le mani legate con il fil di ferro dietro la schiena e un cartello al collo (“Bandito”). Un giovane milite fascista metteva al collo del prigioniero un cappio fatto con un cavo telefonico, fissato all’albero del Viale principale di Bassano del Grappa. Una brusca accelerata e il partigiano rimaneva appeso all’albero.
31 fermate, 31 cappi con il filo del telefono, 31 accelerate. E i corpi lasciati per 22 ore appesi, tra i lazzi e le offese dei fascisti ragazzini.”
L’Italia è uno strano paese: ricorda quello che vuole e dimentica quello che fa comodo.
Compito dello storico è, quindi, riportare alla luce avvenimenti che si vorrebbe seppellire nella zona d’ombra della memoria.
Tra gli avvenimenti poco ricordati, per un motivo o per l’altro, ce n’è uno che riguarda da vicino la mia terra e i suoi abitanti: la zona di Bassano del Grappa.
All’inizio di settembre 1944, nell’ambito di una vasta azione antipartigiana, il comandante tedesco Kesserling ordinò anche la “bonifica” dei territori del Grappa, una zona strategicamente importante per i tedeschi.
Il massiccio del Grappa, appartenente alle Prealpi, è all’interno di una specie di quadrato con i vertici in quattro grossi centri abitati, pressapoco così:
ARSIE’ (nord ovest); FELTRE (nord est); che danno accesso alla Valsugana
BASSANO (sud ovest); MONTEBELLUNA (sud est), che danno accesso alla valle padana e alla zona del Piave.
Il Grappa era quindi una zona ideale per poter accedere, in breve, a tutto il nord-est d’Italia. Dal Grappa a Bassano, e da Bassano a Padova; da Grappa a Montebelluna, e da qui a Treviso – Venezia – Mar adriatico. Dal Grappa alla Valsugana e quindi Trento – Bolzano – Brennero – Germania.
In quella zona operavano la Brigata Gramsci (sorta dopo la morte del colonnello Zancanaro, ucciso dai nazisti nel giugno 1944). La Brigata Garibaldi Antonio Gramsci aveva al suo interno partigiani sia comunisti che cattolici, provenienti dall’Azione cattolica di Feltre. Era composta, grosso modo, da cinquecento patrioti, divisi in cinque battaglioni (Zancanaro, Battisti, Gherlenda, Da Min e Montegrappa). Nell’estate arrivò a contare quasi mille componenti.
Alla fine dell’estate del ’44, sul Grappa rimanevano i socialisti della Matteotti, la brigata garibaldina “Montegrappa”, della Gramsci, e altre due brigate minori: “Italia Libera – Piave”, “Italia Libera Campo Croce”, dal nome di una zona del Grappa.
Kesserling ordina il rastrellamento. Le operazioni, previste per una settimana, durarono solo due giorni, Vennero impiegati circa 10000 uomini, affiancati dai militi della Legione “M Tagliamento”, dalle Brigate Nere di Vicenza e di Treviso e da volontari della Guardia Nazionale Repubblicana.
Gli esiti del rastrellamento furono terribili. Furono bruciati interi villaggi, sterminato il bestiame, rovinati i raccolti, incendiati tutti i fienili. Furono assassinati numerosi civili e partigiani. Il numero esatto non si sa. Non ci furono, contrariamente alle ricostruzioni degli storici del dopoguerra, epiche battaglie, ma scontri a fuoco, inseguimenti, uccisioni sommarie degli arresi. Si parlò di 600 fucilati, ma non è dimostrabile ormai. La vera mattanza avvenne dopo, a rastrellamento concluso, con i partigiani sbandati arrestati, percossi a morte, che incappavano nella cintura di sicurezza stesa intorno al Grappa.
Il 26 settembre, a Bassano del Grappa, furono impiccati 31 giovani patrioti, arrestati nei giorni precedenti. Furono caricati su un camion, con le mani legate con il fil di ferro dietro la schiena e un cartello al collo (“Bandito”). Un giovane milite fascista metteva al collo del prigioniero un cappio fatto con un cavo telefonico, fissato all’albero del Viale principale di Bassano del Grappa. Una brusca accelerata e il partigiano rimaneva appeso all’albero.
31 fermate, 31 cappi con il filo del telefono, 31 accelerate. E i corpi lasciati per 22 ore appesi, tra i lazzi e le offese dei fascisti ragazzini. Mussolini stesso, quando lo venne a sapere, inorridì.
Vennero fucilati, poi, altri 19 patrioti, e tanti altri furono i deportati nei lager polacchi, dai quali pochi ritornarono, a guerra finita.
Non ci furono, nel dopoguerra, processi degni di questo nome. I responsabili tedeschi non furono processati. Ci fu, a Treviso, un processo contro i militi fascisti, ma fu falsato, come tutti i processi del dopoguerra, dalla volontà di dimenticare, e furono, in vario modo, amnistiati.
Chi ordinò l’eccidio fu individuato, per merito di tre coraggiosi storici: Sonia Residori, Lorenzo Capovilla, Federico Maistrello. I responsabili:
Tenente SS Herbert Andorfer, classe 1911, di Linz (Austria)
Vicebrigadiere SS Karl-Franz Tausch, classe 1922, di Olmuetz (Cechia)
Il giornalista dell’Espresso Paolo Tessadri ha scoperto dove viveva, ancora, a Langen, vicino a Francoforte.
Tausch si tolse la vita l il 25 settembre 2008, 64 anni esatti dall’eccidio.

[autore: Massimo Cavalllini]

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