Cos’è l’omeopatia

Che cos’è realmente l’omeopatia? Proviamo a darvi una spiegazione chiara e basata sulla scienza

La chimica è una scienza che fa funzionare le nostre vite. Il nostro metabolismo, il motore a scoppio, le lenti a contatto, il vino, il prosciutto, la marmellata, lo schermo sul quale leggete queste parole, perché la chimica che conosciamo è corretta. La chimica – quella che ha permesso di mettere a punto lo schermo del computer e i suoi microprocessori, così come lo shampoo con il quale ci laviamo i capelli – ci dice con assoluta precisione quante molecole ci sono in una data quantità di qualunque materiale.

Per esempio ci permette di sapere infallibilmente, grazie al numero che prende il nome dal chimico italiano Lorenzo Romano Amedeo Carlo Avogadro, conte di Quaregna e Cerreto, che in un bicchierino di alcol (etilico) di circa 10 millilitri c’è più o meno un numero di molecole corrispondente a 1 seguito da 23 zeri. Se prendo quel bicchierino e lo diluisco in una bottiglia da un litro piena d’acqua, l’ho diluito cento volte.

Omeopatia

Quindi, se da quella bottiglia verso 10 millilitri di alcol diluito in un altro bicchierino, le molecole della sostanza dalla quale siamo partiti saranno cento volte meno, vale a dire 1 seguito da 21 zeri. Se diluisco ancora cento volte, le molecole saranno ancora meno (1 seguito da 19 zeri) e via dicendo. Ogni volta che diluisco devo togliere due zeri. L’omeopatia si basa su diluizioni come quelle che vi ho descritto. La diluizione 1CH (o 1C) è una diluizione 1 a 100; la diluizione 2CH significa diluire ancora cento volte la diluizione 1CH e via dicendo.

Per farla breve, quando avete in mano un farmaco omeopatico a una diluizione 15CH (diluita 15 volte per 100 volte), per bere una singola molecola di alcol del bicchierino originale dovreste ingurgitare un’intera piscina olimpica da 50 metri. In realtà, le diluizioni omeopatiche sono in genere 30CH, il che richiederebbe la somministrazione di due miliardi di dosi al secondo a sei miliardi di pazienti per quattro miliardi di anni, perché un paziente riesca ad assumere almeno una molecola del principio attivo.

A questo punto esistono solo due possibilità: o la chimica che fa funzionare tutto il mondo, compreso lo smalto per le unghie e la produzione della birra, è sbagliata; oppure nelle medicine omeo-patiche c’è solo acqua.

Ovviamente, se ci fossero dati che dimostrassero l’efficacia dei farmaci omeopatici (che si basano su una teoria vecchia di centinaia di anni), dovremmo mettere in discussione la chimica che fa funzionare tutto il mondo. Ma questi dati non ci sono. Al contrario, tutte le volte che si valuta in maniera rigorosa l’efficacia dei rimedi omeopatici, questa risulta identica a quella del «placebo», termine con il quale si indica l’effetto psicologico indotto dall’assunzione del nulla.

Dunque, chi vi prescrive (o vende) le medicine omeopatiche o non conosce la chimica (e questo per un medico è un guaio), oppure vi sta scientemente prescrivendo (o vendendo) un medicinale che non contiene letteralmente nulla. Voi fate come vi pare, ma io da certa gente sto lontano.

Effetti collaterali

È vero, tutto questo ha anche un risvolto positivo: siccome le medicine omeopatiche contengono solo acqua, non hanno alcun effetto collaterale. Per cui si possono prendere tranquillamente, a patto di non tentare di sostituire con esse le cure tradizionali che hanno invece un’efficacia ben dimostrata.

Dimenticavo: se qualcuno fa pipì nell’Oceano Atlantico, quella è all’incirca una diluizione omeopatica 10CH – immensamente più concentrata delle diluizioni che trovate in farmacia – per cui è meglio sperare che l’omeopatia non funzioni.

 

Roberto Burioni

Ecco cos’è veramente l’omeopatia

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