La Maestra e il fascista

Tutta la mia solidarietà a Lavinia Flavia Cassaro, vittima della persecuzione di questo stato fascista.

Vittima di uno stato che ignora le sue stesse leggi.

Vittima dell’ottusità dei cittadini del “sì, ma” o peggio dei volteriani pronti a sacrificare loro stessi … (citando male Evelyn Beatrice Hall) ma solo su Facebook, e magari con un nome fasullo, che non si sa mai.

Lavinia Flavi Cassaro è ora indagata dalla procura “per aver minacciato” gli agenti.

Io so cosa si prova essere prima indagati e poi processati perché antifascisti, per atti antifascisti, per aver provato la rabbia che dà essere in balia di uno stato che impone le sue leggi, ma dimentica di rispettarle.

Mai sacrificherei nemmeno un’unghia del mio alluce perché un fascista possa esprimersi liberamente, perché il fascismo non è un’opinione, ma un reato.

Comprendo la rabbia che si può provare di fronte alla Polizia bene armata che difende un branco di fuorilegge.
Ci si sente persi, non tutelati e ultimi.

È ora che si comprenda l’esigenza di “fare” gli antifascisti e non di dichiararsi tali tanto per dire d’aver partecipato.

L’insegnante probabilmente perderà il suo lavoro, e solo il pensiero mi addolora perché è la conferma che siamo andati ben oltre le chiacchiere di un vecchio criminale sceso in campo per liberare la patria dal comunismo, o di un manipolo di idioti populisti che alla prova dei fatti ricaccereste a calci in culo nello sprofondo dal quale sono usciti per promettervi arianità o cose belle, belle, bellissime.

Chi indaga sull’insegnante arrabbiata e la sua bottiglia di birra, dovrebbe dirmi a che punto stanno le indagini nei confronti di chi in questa campagna elettorale degna di una fogna, più che di un paese civile ha detto: “C’è bisogno di una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere, piazza per piazza, con le maniere forti”. (Ma essendo lui cretino, forse non è una vera minaccia)

O anche su chi si è rivolto a noi “Troie comuniste” promettendo che “Il problema lo avrete voi tutti quando comincerò ad uccidervi uno ad uno” (ma essendo un candidato fascista, forse non è da intendersi come minaccia)
A che punto è la procura nei confronti di quel Fabris che per far campagna elettorale ha mostrato tronfio la sua foto in compagnia del nazista Priebke?

La colpa è dello stato, ed è quindi colpa nostra che abbassiamo la testa anziché rialzarla, perché magari non ci purgano più ma ci colpiscono nel profondo della vita e della sopravvivenza quando proviamo ad alzarla, e se urliamo e torniamo nelle piazze ci massacrano, a volte persino ci uccidono – tanto bene o male restano impuniti o al massimo vengono promossi.

Mi vergogno di questo stato.

Sono e sarò per sempre antifascista, con la testa alta e la voce grossa fino all’ultimo respiro.
Art. 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645 “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Tenere una bottiglia di birra in mano (e anche berla) e gridare durante una manifestazione, per fortuna, ancora no.

Rita Pani (APOLIDE)

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