La storia vera delle BRIGATE ROSSE

Le prime azioni delle BR si sviluppano, ovviamente, all’interno delle fabbriche dove l’organizzazione madre (il CPM, piú tardi SP) era piú forte: Sit-Siemens e Pirelli. Queste azioni non hanno grossa risonanza perché si confondono con quelle di analoga violenza compiute da altre forze presenti in fabbrica e che sono ormai diventate pratiche usuali: distruzione di automobili, pestaggi, ecc.
Tipico esempio l’incendio dell’auto di un dirigente della Sit-Siemens, Leoni: è la prima azione firmata con il simbolo della stella a cinque punte e la scritta Brigate Rosse (17 settembre 1970). Non è stata accompagnata da alcun volantino.
Un messaggio scritto è stato invece lasciato la sera stessa sul tergicristallo della Ferrari dell’ingegner Giorgio Villa. Il tono è tra l’ironico e il minaccioso “Quanto durerà la Ferrarina! Fino a quando noi decideremo che è ora di finirla con i teppisti. BRIGATE ROSSE.” La nascita delle Brigate Rosse e la loro presenza alla Sit-Siemens viene segnalata per la prima volta sulla stampa da un foglio di lotta di Sinistra Proletaria (del 20 ottobre 1970); giornale che continuerà ad uscire contemporaneamente all’esistenza delle BR (fino al febbraio 1971):
“Le apparizioni di organizzazioni operaie autonome (Brigate Rosse) indicano i primi momenti di autoorganizzazione proletaria per combattere i padroni e i loro servi sul loro terreno ‘alla pari’ con gli stessi mezzi che essi utilizzano contro la classe operaia: diretti, selettivi, coperti. Come alla Sit-Siemens.
In precedenza le Brigate Rosse avevano fatto delle fugacissime apparizioni rimaste quasi sconosciute: nella primavera del ‘’70 un comizio volante nel quartiere proletario di Lorenteggio; alla fine di agosto dello stesso anno, durante una agitazione per il rinnovo contrattuale, una distribuzione di volantini alla Sit-Siemens di piazza Zavattari e, una settimana piú tardi, la diffusione di un lungo elenco di crumiri e capi “legati ai padroni che dovevano essere colpiti dalla vendetta proletaria” alla Sit-Siemens di Settimo Milanese.
Di maggior rilievo le azioni che saranno compiute, in seguito, alla Pirelli, dove le forme di lotta durante il rinnovo del contratto si vanno facendo estremamente violente. Una testimonianza della volontà operaia di dare battaglia fin dall’inizio della lotta contrattuale, la dà un foglio di Sinistra Proletaria:

Cosa vogliamo?
Vogliamo il potere!

Lo abbiamo detto all’inizio: vogliamo il potere. Perché fino a che il potere lo avranno i padroni la nostra condizione non potrà cambiare. E non ne vogliamo una fetta, ma lo vogliamo tutto. Non c’è possibilità di collaborazione. I nostri interessi sono contrapposti. Rispetto alla scadenza di lotta per il contratto questo vuol dire che la nostra forza dobbiamo concentrarla su quegli obbiettivi che mettono fino in fondo in discussione l’organizzazione capitalistica del lavoro e del potere.
E ciò vuol dire in modo particolare che dobbiamo concentrare il fuoco sulla questione dei ritmi e sulla questione dell’orario…

Il cottimo non si contratta

Sul cottimo e sul coinvolgimento dell’operaio nel suo sfruttamento, abbiamo una lunga esperienza e son tre anni almeno che volano parole.
Dal Comitato contrattazione cottimi alle curve di cottimo, dalle curve di categoria alla curva unica, fino all’ultima trovata che è quella della metà di cottimo in paga. Proprio una bella trovata visto che la metà già tutti ce l’abbiamo garantita.
Ma nessuna di queste scappatoie affronta realmente la questione dello sganciamento del salario dalla produttività.
E in fondo c’è un solo modo di affrontarla: abolire il cottimo. Leviamoci dunque dal collo questo cappio. Facciamola finita con le curve di mansione, le curve di categoria, la curva unica, coi comitati di contrattazione cottimo, col comitato specialisti cottimo della CI, col delegato di tabella o di gruppo, con l’articolo 18 e tutti i suoi sotto-articoli e imbrogli vari.
E per far questo compagni, parliamoci chiaro, c’è una sola strada:
Lavorare con ritmi nostri e organizzarci per segnare tutti cento per cento di rendimento sulle bolle.
La paga media della 14° si salva solo con questa forma di lotta!

Spie ruffiani attenzione!

Se orienteremo la lotta contrattuale contro l’organizzazione capitalistica della produzione e del potere dobbiamo aspettarci una risposta decisa.
Pirelli come tutti i padroni non rinuncerà a incutere paura e a seminare il terrore per fiaccare la nostra volontà di lotta, per dividerci.
I padroni “illuminati” non per questo sono meno feroci.
E per far questo si servirà di capi capetti spie mostri e ruffiani.
Inutile spendere troppe parole; meglio dire subito che chi interviene o si adopera contro la lotta e gli interessi dei lavoratori è un nostro nemico e come tale va colpito!

Le pratiche di giustizia proletaria in fabbrica si fanno sempre piú usuali fino a diventare col tempo vero e proprio esercizio di potere proletario. Scrive Lotta Continua:

Dopo ogni azione, corteo, blocco merci, blocco del grattacielo ecc., ogni reparto si trasforma in un tribunale proletario: quelli che pur potendo non hanno partecipato, vengono fatti uscire dalla fabbrica. Un esempio significativo: in un reparto del magazzino si viene a sapere che 7 hanno lavorato di domenica, 4 operai e 3 capi. Si discute e i crumiri vengono “sospesi” per 2 giorni (gli operai) e per 3 giorni i capi; 3 giorni: perché sono capi e perché durante la discussione uno ha mancato di rispetto agli operai dicendo che se ne sbatteva […]. Non si tratta solo di difesa dell’unità: gli operai imparano ad esercitare il potere e ci prendono gusto.

Due incendi di automobili, il primo, 27 novembre 1970, a danno di Ermanno Pellegrini, capo dei servizi di vigilanza della Bicocca, il secondo, 8 dicembre 1970, a danno di Enrico Loriga, capo del personale, ritenuto responsabile del licenziamento dell’operaio Della Torre, “quadro di punta della CGIL” e “comandante partigiano,” saranno le occasioni per far conoscere le Brigate Rosse in fabbrica.
Ma sarà solo con il rogo della pista di Lainate che le BR si imporranno all’attenzione dell’intero paese: la notte di domenica 25 gennaio 1971 un commando innesca 8 bombe incendiarie sotto altrettanti autotreni parcheggiati nella pista. Tre di questi vengono completamente distrutti, gli altri 5, per un difetto di fabbricazione degli ordigni e soprattutto a causa dell’umidità, rimangono intatti.
Viene lasciato un foglio di carta, davanti all’ingresso della pista, con la scritta “DELLA TORRE-CONTRATTO-TAGLI DELLA PAGA-MAC MAHON-BRIGATE ROSSE.” Il “Corriere della Sera” dà un gran rilievo a questo episodio, dedicandogli articoli di 5 colonne in cui, forse per la prima volta, le BR vengono definite “fantomatica organizzazione extraparlamentare.”
L”`Unità,” che fino ad allora aveva taciuto tutti gli episodi precedenti, minimizza e condanna, in un minuscolo articolo di una colonna. Riferendosi all’attentato, scrive: “Chi lo ha compiuto, pur mascherandosi dietro anonimi volantini con fraseologia rivoluzionaria agisce per conto di chi, come lo stesso Pirelli, è interessato a far apparire agli occhi dell’opinione pubblica la responsabile lotta dei lavoratori per il rinnovo del contratto come una serie di atti teppistici.”
Secondo un comunicato del PCI devono essere gli operai in prima persona a farsi giustizia, in modo violento, contro i “provocatori”: “quando questi atti avvengono i lavoratori devono per primi prendere la iniziativa di toglierli di mezzo con le maniere piú idonee corrispondenti alla natura degli atti compiuti.”
Le organizzazioni sindacali, che poche settimane prima avevano definito un volantino delle BR “sparate provocatorie di pretto stile fascista” si limitano questa volta a esprimere la loro condanna senza ricorrere a epiteti particolarmente offensivi.
Tuttavia, a dispetto dei vertici sindacali, la base operaia approva questa azione di sabotaggio, cosí come aveva appoggiato in precedenza i due incendi delle automobili.
La grande stampa, il “Corriere della Sera” in testa, non si dà pace, perché non riesce a identificare le “strane sostanze” bianche ritrovate negli ordigni incendiari.
Il 27 gennaio 1971, in un articolo dal piglio poliziesco-scientifico, intitolato Presenti nuove sostanze nelle bombe incendiarie di Lainate. Ancora non si è potuto scoprire la composizione, scrive: “Gli esami sono in corso alla scuola superiore di polizia a Roma, e in un laboratorio chimico milanese. Si è però potuto stabilire che servivano ad alimentare e far durare a lungo le fiamme una volta che l’ordigno fosse esploso. Il che significa che gli attentatori non volevano solo compiere un’azione dimostrativa, ma avevano proprio intenzione di causare il maggior danno possibile.”
Per conto loro le BR, fattesi vive con un volantino, pur compiacendosi dei 20 milioni di danni, si lamentano degli errori tecnici che hanno risparmiato 5 degli 8 autotreni: “Da un punto di vista ‘tecnico’ quest’azione non è stata eccellente: altri 5 camion sono rimasti indenni. Ma sbagliando si impara e la prossima volta faremo meglio” (comunicato n. 6).
Da sottolineare l’atteggiamento di LC che, contrariamente a quanto comunemente si crede, reagisce negativamente alla prima importante azione delle BR, ritenendola “esemplare,” non di massa e oggettivamente provocatoria. Le critiche sono inserite in un articolo dal titolo malizioso Leopoldo l’incendiario:

Noi crediamo che azioni del genere […] siano sbagliate […]. Proprio perché le masse proletarie non hanno bisogno di comprendere che ci vuole la violenza e quindi non sono necessarie le azioni esemplari […] l’organizzazione militare delle masse non si costruisce perché alcuni gruppi cominciano ad attuare azioni militari […]. Si costruisce a partire dalla realizzazione di organismi politici di massa stabili e autonomi…
Azioni come quelle delle BR vanno ad alimentare il disegno di provocazione antioperàia portato avanti da padroni, fascisti e polizia, dando oggettivamente una mano alla politica padronale degli opposti estremismi…
Attività come quelle delle BR e gruppi simili sono un ostacolo alla crescita dell’autonomia proletaria e dal proletariato e dalle avanguardie rivoluzionarie saranno isolate.

Del periodo della Pirelli esistono 7 comunicati ognuno dei quali legato a una particolare fase della lotta. Va sottolineato il carattere fresco e spontaneo, lo stile ludico, quasi goliardico del linguaggio, eredità del ’68, ma reinterpretato dal punto di vista operaio, che ricalca lo stile rabbioso ma scanzonato di Lotta Continua in quel periodo. Sono i primi documenti delle BR, i soli con la firma al singolare: BRIGATA ROSSA. In essi viene sottolineata la correlazione tra la lotta in fabbrica e quella per la casa: “a Lainate è stato colpito lo stesso padrone che ci sfrutta in fabbrica e ci rende la vita insopportabile fuori” (comunicato n. 6). Non manca un richiamo alle tradizioni di lotta del PCI e del movimento operaio italiano: “Qualche annetto fa […] non erano forse i militanti del PCI a fare cose simili?” (comunicato n. 2). Il linguaggio dei padroni viene ribaltato e cambiato di segno: “chi sono i provocatori? Provocatori sono sempre i padroni, provocatore è Leopoldo Pirelli” (comunicato n. 6). Si introduce una discussione sul sabotaggio e si stabiliscono i casi in cui questo danneggia effettivamente il padrone (comunicato n. 7). Ne presentiamo un’ampia scelta:

Comunicato n. 1

Un problema di fondo che ha la classe operaia in lotta in questo momento è la repressione. I padroni hanno deciso che le lotte devono finire. Denunce, arresti, licenziamenti, cariche della polizia, coltellate dei fascisti sono tutti momenti del piano repressivo dei padroni. Alla Pirelli il padrone si appresta a sostenere la battaglia contrattuale. Vediamo con quali facce si presenta. Sappiamo che direzione e polizia hanno imposto al comune di asfaltare viale Sarca per poter fare caroselli e poterci legnare.
Anche in fabbrica si è organizzato ed ha al suo servizio un esercito di servi da usare contro di noi. Questi aguzzini condividono la responsabilità di chi li paga e per questo è prudente cominciare a conoscerli e a tenerli d’occhio!
Eccone un primo elenco con qualche nota di merito.
Il primo di tutti è Ermanno Pellegrini (via Spalato, 5, tel. 603.244).
Capoguardie di Cocca. Ha al suo servizio una quarantina tra poliziotti e carabinieri neo-assunti. Ha il compito di schedare chiunque di noi svolga attività politica. Invia ogni giorno un rapporto al direttore del personale ed è in contatto coi commissari di PS. Suo degno compare è Palmitessa Luigi (via Tofane, 3, tel. 28.55.152).
Capoguardie centro, quel bastardo che nell’ultima lotta ha fermato gli ascensori durante il picchettaggio.
Questi spioni meritano la gogna!
Nassi “boia” Giovanni (via Resi 7A, tel. 696.010) ideatore cottimo Pirelli. Da fattorino a boia. Da abolire come il suo cottimo. Brioschi Ercole Carlo (via Zara, 147, tel. 681.125). Segreteria personale cavi. Campione dei crumiri. Durante tutti gli scioperi ha sempre trovato un buco dove nascondersi. Alla prossima lotta chiuderlo in un tombino e assicurarsi che non esca piú.
Boari Alfredo (via Matteotti, 489, tel. 24.70.638, Sesto S. Giovanni, FIAT 125 bianca MI E16671). Gestisce per conto della direzione il famigerato ufficio interno UIL (ai Cavi). Il piú porco dei servi del padrone. Guadagna L. 300.000 al mese piú 160.000 di pensione. Per ogni compagno che colpiranno durante la lotta qualcuno di loro dovrà pagare! BRIGATA ROSSA .

Comunicato n. 3

1 dicembre 1970
Della Torre, meccanico.
Un buon compagno: uno dei nostri, 50 anni, due figli. Quadro di punta della CGIL. 25 anni di attività sindacale. Comandante partigiano. Tirava le lotte. Lo hanno licenziato. Lo hanno fatto in due: i padroni prima, i sindacati poi. Questo licenziamento ci riguarda tutti. Non è un fatto privato, È UNA LINEA POLITICA vigliacca che tende a colpire tutti gli operai in lotta.
Se passa senza una decisa risposta di tutta la fabbrica unita, se passa su una resa a basso prezzo dei sindacati e sulle nostre spalle, allora Pirelli e soci avranno via libera, d’ora in poi, per sbarazzarsi di chiunque alzi la testa per affermare i suoi diritti.
Nel primo comunicato che abbiamo diffuso, si diceva: “per ogni compagno che colpiranno durante la lotta, qualcuno di loro dovrà pagarla.”
Un compagno è stato colpito.
E così uno di loro, precisamente “il primo della lista” (come hanno suggerito molti operai in fabbrica) si è trovato la macchina distrutta.
Ma non è finita.
Abbiamo detto infatti che “per un occhio, due occhi…” e la 850 dello spione Ermanno Pellegrini… è per noi molto, ma molto meno di un occhio. Senza contare poi che la sua vera macchina è una giulia 1300 junior GT bianca che da un po’ di tempo “inspiegabilmente” tiene gelosamente custodita nel suo garage.
Ma noi abbiamo pazienza…!
A meno che lo spione Pellegrini SI LICENZI e allora può essere che il Tribunale del Popolo gli concederà grazia. Comunque Della Torre deve rientrare, rientrare al lavoro per continuare la lotta di tutti gli sfruttati contro i padroni.
Collette, avvocati gentilmente offerti dal sindacato, solidarietà, non bastano. Perciò fino a che Della Torre non tornerà con noi, la partita tra noi operai tutti e i servi e gli aguzzini del padrone non si deve chiudere e non si chiuderà. La lista è lunga, la fantasia non manca.
Per la rivoluzione comunista. BRIGATA ROSSA.

Comunicato n. 4

11 dicembre 1970
Nel secondo comunicato abbiamo detto: “ad ogni azione repressiva che il padrone tenterà di mettere in atto nei confronti dei lavoratori a seguito della lotta che stiamo conducendo, sarà risposto secondo il principio: per un occhio due occhi, per un dente tutta la faccia.”
Poco dopo un nostro compagno, Della Torre, è stato licenziato.
Così:
– Pellegrini dopo essersi trovato la macchina abbrustolita NON SI E’ PIU’ FATTO VEDERE IN FABBRICA. Lo spione sembra aver accettato “disciplinatamente” la sentenza emessa dal Tribunale del Popolo.
Se è cosí, gli faremo grazia. Intanto gli ricordiamo che di questi tempi stare coi padroni, contro gli operai, costa sempre di piú. Poi è stata la volta di:
– Loriga avvocato Prof. Enrico, il boia che ha firmato per conto della direzione la lettera di licenziamento del compagno Della Torre, che pur avendo parcheggiato la sua Alfa Romeo 1750 lontano da casa, non è sfuggito all’applicazione del verdetto che, anche per lui, il Tribunale del Popolo aveva emesso.
Alle 13,05 di martedí 8 dicembre 1970 (e non di notte come scrive il “Corriere della Sera”) di quel po’ po’ di macchina non è rimasto che un rottame.
Due milioni andati in fumo.
A questo personaggio, nuovo “duro” delle trattative, non è la prima volta che gli operai, a modo loro si intende, esprimono “riconoscenza.”
Infatti, già quando era capo del personale alla Carbosarda (Sardegna) in seguito ai grandi meriti “proletari” acquisiti, i nostri compagni sardi di Carbonia, dopo avergli messo al collo un bel cartello (come gli operai della IGNIS hanno fatto con i provocatori fascisti a Trento) lo hanno caricato su un docile asinello e lo hanno portato a “visitare” il paese, scortandolo però, perché non gli succedessero incidenti, con un lungo corteo.
Una bella festa proletaria insomma, che solo quelli come lui non hanno capito, visto che, presi dal terrore, mormoravano: “ma questa è la gogna!”
Ora all’Enrico Prof. avv. Loriga, intendiamo dare un consiglio. Se dovesse incontrare difficoltà per recarsi al lavoro a guadagnarsi il panettone, c’è sempre l’asinello verso il quale garantiamo clemenza.
Mentre per l’asino…!
Ed ora due notizie. La direzione ha proletarizzato le macchine dei dirigenti. Infatti recentemente ha consigliato a tutti i dirigenti della Bicocca di fare uscire dai parcheggi interni i loro preziosi macchinoni e posteggiarli vicino alle scassate utilitarie degli operai, lungo i vialoni.
Come aveva promesso la direzione nel “comunicato a tutti i dirigenti” ecco qui le “opportune misure”! Un’ulteriore prova del fatto che il capitale garantisce solo i suoi profitti.
La seconda notizia riguarda “il secondo della lista,” lo spione Palmitessa, che da un po’ di tempo è “caduto in malattia.” Gli auguriamo una pronta guarigione.
Infine due parole su questioni di fondo. La lotta attiva contro la repressione padronale, intesa come attacco diretto alla struttura personificata del potere, non deve farci dimenticare che il potere, oltreché sui suoi servi, si regge anche sulle “cose” e sulla “produzione.”
Vale la pena cominciare a riflettere.
Per concludere: – Della Torre in fabbrica
– Pellegrini a casa.
Nel frattempo il conto rimane aperto.
Per la rivoluzione comunista. BRIGATA ROSSA.
N.B.: Il “Corriere della Sera” cerca di far credere che la macchina abbia subíto lievi danni.
Forse l’avv. Prof. Loriga non è dello stesso parere! BRIGATA ROSSA.

Comunicato n. 6

5 febbraio 1971
– Della Torre in fabbrica – contratto
– taglio della paga – Mac Mahon
Piazza Fontana, Pinelli, poliziotti che sparano, compagni in galera, Della Torre e tanti altri licenziati, squadracce fasciste protette dalla polizia, giudici-politicanti-governanti, servi dei padroni…
Questi sono gli strumenti della violenza che i padroni riversano contro la classe operaia per spremerla sempre di piú. Chiederci di lottare rispettando le leggi dei padroni è come chiederci di tagliarci i coglioni!
Ma una cosa è certa: indietro non si torna! Continueremo con forme di lotta piú avanzate sulla strada già intrapresa: attacco alla produzione, molto danno per il padrone, poca spesa per noi.
E su questa strada abbiamo già cominciato a muovere i primi passi.
Lunedí notte 26 gennaio, sulla pista prova-pneumatici di Lainate, tre camion di Pirelli sono bruciati. 20 milioni andati in fumo! Da un punto di vista “tecnico,” questa azione non è stata eccellente e altri 5 camion sono rimasti indenni. Ma sbagliando si impara e la prossima volta sapremo far meglio…
I padroni hanno fatto male i loro conti. L’intensificarsi della loro violenza, non può che far crescere l’intensità del nostro attacco. Finché non ritireranno il provvedimento e ci restituiranno i soldi che ci hanno rubato, i loro conti certamente non torneranno…
A Milano, a Roma, a Trento, a Reggio Calabria i padroni adoperano polizia e fascisti armati.
Cortei, ordini del giorno, solidarietà e petizioni varie, possono solo portarci alla sconfitta.
Abbiamo iniziato a colpire persone e “cose.” Un porco del padrone, Pellegrini, lo abbiamo costretto a licenziarsi. Qualche altro porco giustamente si caga addosso.
Deve essere ben chiaro: continueremo su questa strada! Perché anche Mac Mahon?
Il padrone che ci spreme in fabbrica è lo stesso padrone che ci aumenta il costo della vita, che non ci permette di avere una casa decente se non rubandoci quei pochi soldi che gli strappiamo con dure lotte.
Quelle famiglie costrette a occupare le case in via Mac Mahon, già pagate con i loro contributi, lo hanno fatto per togliere loro ed i loro figli dalle baracche malsane dei famigerati “centri sfrattati.”
Il padrone gli ha risposto trattandoli con la violenza dei manganelli e dei lacrimogeni della polizia.
A Lainate è stato colpito lo stesso padrone che ci sfrutta in fabbrica e ci rende la vita insopportabile fuori.
Chi sono i provocatori?
Provocatori sono sempre i padroni.
Provocatore è Leopoldo Pirelli, via Borgonuovo n. 18, tel. 651.421 – Milano, il quale illudendosi di stroncare il movimento di lotta che colpisce con sempre maggiore forza il suo potere ha dato fuoco ai magazzini di Bicocca e Settimo Torinese.
Egli spera cosí di prendere due piccioni con una fava: stroncare il movimento di lotta addossandogli responsabilità che non ha e farsi ripagare dall’assicurazione nuovi capannoni.
La provocazione è un’arma che i padroni non smetteranno mai di usare.
Ma non si illudano i padroni e i loro “utili idioti,” perché la classe operaia sa ormai distinguere chiaramente tra la giusta violenza del proletariato in lotta e la ottusa violenza criminale dei padroni! Per la rivoluzione comunista. BRIGATA ROSSA.

Comunicato n. 7

NUOVE FORME DI LOTTA
I padroni e i suoi servi ci hanno tolto le nostre forme di lotta piú incisive: riduzione dei punti, blocco delle merci, sciopero articolato (Pirelli, Sit-Siemens, Autobianchi, Alfa…).
OBIETTIVO: minor spesa-maggior incisività.
Il sabotaggio, vecchia arma operaia che sfugge alla repressione, raggiunge il massimo di incisività senza spesa (impegna solo il cervello). Alla Bicocca già da un po’ di tempo c’è subbuglio in direzione e fra i servi vari. Pirelli ha attaccato la riduzione dei punti con il taglio del salario. Cosa è successo? – Sabotaggio con chiodi al fascio centrale dei cavi del telefono (per un giorno i contatti telefonici all’interno della Bicocca e tra la Bicocca e il Pirellone sono rimasti interrotti). – Sabotaggio cavi OF (trecento-trecentocinquantamila lire al metro). – Sabotate valvole distribuzione centrale termica. – Rotta trafila gruppo 4.a (fasci battistrada – ingranaggio in tramoggia). – Danneggiata calandra Ross. – Acqua nella mescola della plastica per cavi. – Spranghe di ferro in ingranaggi del mescolatore a Segnanino. – Manomissione apparecchiature elettriche di diverse macchine. E tanti altri sabotaggi di minore entità. Per rendere però il sabotaggio una forma di lotta di massa bisogna tener presente: il sabotaggio va fatto in modo che non vengano colpite quelle macchine che potrebbero danneggiare noi operai e dare dei falsi pretesti al padrone per serrare la fabbrica, mettere in cassa integrazione gruppi di operai ecc. – Il sabotaggio va fatto con intelligenza in modo che ci permetta di marcare fermo macchina, non perdere il salario e non farti beccare. – Contro l’aumento dei ritmi: creare guasti alla macchina che ci permettano pause per piccole riparazioni in modo che si possa segnare in tabella “fermo macchina.” – Sabotaggio come risposta al padrone che ci sabota i salari (taglio della paga ecc.); sabotaggio della produzione: acqua, terra, ferro ecc., nelle mescole per romperle. Non ci mancherà il lavoro. – La macchina che ci produce infortuni deve rompersi continuamente. – La macchina che produce nocività non deve funzionare. Per noi produce morte e va messa fuori uso. La salute non si contratta, la nocività si elimina.
GIA ALLA IGNIS DI TRENTO GLI OPERAI PRATICANO IL SABOTAGGIO DA DIVERSI MESI COME FORMA DI LOTTA DI MASSA.

CHE COSA SONO LE BRIGATE ROSSE?
Le Brigate Rosse sono le prime formazioni di propaganda armata, il cui compito fondamentale è quello di propagandare con la loro esistenza e con la loro azione i contenuti di organizzazione e di strategia della guerra di classe.
Le Brigate Rosse hanno dunque sempre come riferimento gli obiettivi propri del movimento di massa e il loro compito fondamentale è guadagnare l’appoggio e la simpatia delle masse proletarie.

Piú tardi le BR forniranno una piú articolata definizione della loro organizzazione:

Molti compagni o gruppi della sinistra rivoluzionaria, sono intervenuti su differenti questioni sollevate dal nostro lavoro.
Non sempre però ci è sembrato che il riferimento al nostro reale discorso fosse sufficientemente preciso.
Per facilitare quindi la comprensione e per evitare “interpretazioni” piú ispirate all’immagine che il potere ha tentato di fornire di noi che alla nostra reale e modesta statura, rispondiamo ad alcune domande dominanti.
1. Le Brigate Rosse sono o non sono “l’embrione del futuro esercito rivoluzionario”?
Che lo siano noi non lo abbiamo mai affermato, anche perché nella nostra prospettiva politica non riusciamo a distinguere con sufficiente chiarezza, come forse capita ad altri, la formazione di un “futuro esercito rivoluzionario.” Ci sembra che la linea di tendenza porti piuttosto alla formazione di una organizzazione politica armata, che risolve in sé i vecchi termini della eterna questione, il partito e l’esercito rivoluzionario, il partito e la guerriglia.
Ma ancora non ci sembra che si possa dire che le BR siano “gli embrioni” del “futuro partito-guerriglia.”
2. Le Brigate Rosse sono o non sono “organismi militari”?
Non sono “organismi militari” ed è completamente estraneo al nostro stile di lavoro quello di “dividere” gli “organismi politici” dagli “organismi militari.”
Il principio da altri formulato, che deve essere la politica a guidare il fucile, è da noi inteso e praticato in un senso preciso e cioè sollecitando in ogni compagno ed in ogni nucleo di compagni un approfondito chiarimento politico a guida, fondamento e scelta del proprio comportamento rivoluzionario, all’occorrenza anche “militare.”
3. Sono le BR un “inizio burocratico e minoritario di una fase della lotta di classe in cui l’offensiva avrebbe dovuto esprimersi anzitutto sul piano della violenza clandestina”?
Non sappiamo cosa sia la “violenza clandestina.” Conosciamo la violenza borghese e controrivoluzionaria e la lotta rivoluzionaria. Che la lotta rivoluzionaria assuma spesso la forma della AZIONE DIRETTA organizzata clandestinamente è un fatto che non dipende tanto da noi quanto dall’organizzazione repressiva dei padroni.
Che l’offensiva proletaria si esprima anche sul piano dell’azione diretta organizzata clandestinamente è una ovvietà che non abbiamo inventato noi ma che chiunque segua un po’ d’appresso lo scontro di classe non fatica a scoprire. Noi pensiamo – questo sí – che l’offensiva proletaria sia oggi estremamente ricca e che tra le molte forme della sua espressione vi sia anche quella della azione diretta organizzata clandestinamente.
4. C’è stata una valutazione completamente errata dei rapporti di forza esistenti tra proletariato e borghesia, e cioè della fase di lotta che stiamo attraversando, che è sí una fase offensiva proletaria, ma non certo sul piano militare.
Diversa è qui evidentemente la nostra sensibilità politica da quella di chi ci ha mosso questo appunto.
La fase che lo scontro tra le classi oggi attraversa, noi riteniamo sia quella della conquista degli strumenti di organizzazione e di accumulazione delle forze, rivoluzionarie capaci di reggere lo scontro e preparare l’offensiva di fronte al progredire di un movimento di reazione articolato sino al limite della controrivoluzione armata. E cioè del passaggio necessario dalla risposta spontanea e di massa anche se violenta all’attacco organizzato, che sceglie i suoi tempi, calcola la sua intensità, decide il terreno, impone il suo potere.
5. Che cosa sono dunque le BR?
Sono gruppi di proletari che hanno capito che per non farsi fregare bisogna agire con intelligenza, prudenza e segretezza, cioè in modo organizzato. Hanno capito che non serve a niente minacciare a parole e di tanto in tanto esplodere durante uno sciopero. Ma hanno capito anche che i padroni sono vulnerabili nelle loro persone, nelle loro case, nella loro organizzazione, che gruppi clandestini di proletari organizzati e collegati con la fabbrica, il rione, la scuola e le lotte possono rendere la vita impossibile a questi signori.

 

Da https://rottaproletaria.noblogs.org

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