Livorno si stringe intorno ai suoi morti.

 

IO SONO UNO DI NESSUNO. SONO UNO DI CENTOMILA.
Poesia inedita.

Ho ventiquattro anni e sono morto
a fine marzo del duemiladiciotto
sono morto in un silos dentro al porto
e ancora non ci credo, d’esser morto.

Chiedo scusa a mio figlio che mai è nato
a mia moglie che non ho mai sposato
alle partite che non ho mai giocato
ai cani in strada che non ho accarezzato.

Chiedo scusa a mio padre addolorato
a mia madre che mi ha coccolato
per farmi grande libero ed amato…
Alla maestra che mi sognava laureato.

Vi vedo in mille fiaccole a brillare
Atei e credenti, tutti qui a pregare
e qualche vecchio che non si vuol dar pace
Sputa per terra, bestemmia e fa una prece.

Sono partito dal porto di Livorno
seguendo il volo bianco di un gabbiano
ma sono nato qui, qui c’è chi amo…
State tranquilli, che prima o poi… ritorno.

Donatella Piras

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Una risposta a Livorno si stringe intorno ai suoi morti.

  1. Riccardo scrive:

    Vogliamo veri controlli sulla sicurezza, non controlli pianificati e preavvertiti!

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