Non è successo niente…

– Ti ricordi quando non ti sei incazzato?
– Eh?
– Dico, te la ricordi la prima volta che non ti sei incazzato?
– Io… non ho capito… stavo qua a mangiare le gocciole…
– Quand’è stato?
– Cosa?
– Quand’è stato che hai cominciato a non incazzarti.
– Ma non saprei…
– È stato quando hanno detto quella cosa orribile?
– Che cosa orribile?
– Lo sai.
– Eh, ma ne dicono tante.
– La prima.
– Non mi ricordo bene.
– Sì che ti ricordi.
– Va bene, mi ricordo.
– Perché quella volta lì non ti sei incazzato?
– Ma erano quattro gatti.
– Ma era una cosa veramente brutta da dire.
– Sì, però lo capisci pure te. La madre dei cretini…
– Va be’, ma poi?
– Poi cosa?
– Poi quando hanno trasformato quella cosa brutta da dire in un partito?
– Ah.
– Lì perché non ti sei incazzato?
– Ma perché è la democrazia, uno ha il diritto di… di… associarsi in…
– C’è una costituzione.
– Sì, va bene. Ma non è che possiamo star lì a rompere i coglioni a tutti. Poi, parliamoci chiaro, questi non hanno mai contato niente politicamente. Non valeva la pena incazzarsi.
– E quando hanno iniziato a contare?
– Eh?
– Dico, quando hanno iniziato a contare politicamente perché non ti sei incazzato?
– Ma a quel punto i tempi erano cambiati, loro erano cambiati. Era un’altra cosa. Le sfumature viravano più sul pastello.
– Sicuro?
– Abbastanza.
– E quando hanno iniziato a dire il falso?
– In che senso?
– Il falso. Il falso su persone, numeri, statistiche, realtà sociali, economiche, politiche. Perché non ti sei incazzato?
– Ma dai, ma erano così buffi! Ste faccette, sti personaggi da commedia dell’arte. Con la cadenza, le fronti sporgenti. Chi vuoi che credesse a quello che dicevano sti pupazzi.
– Poi però hanno cominciato a crederci.
– Eh, sì. Poi sì.
– E tu perché non ti sei incazzato?
– Ma cosa vuoi, l’Italia è così. C’è sempre il boccalone di turno pronto a credere a tutto quello che gli si dice.
– E quando hanno cominciato a diventare aggressivi? Perché non ti sei incazzato?
– Volevo eh. Però poi ho pensato che un bel meme…
– Un bel meme?
– Ma sì, un bel meme divertente. Con la musichetta sotto. Ci facevamo due risate alle loro spalle.
– E com’è andata?
– S’è riso assai.
– E quando hanno imbrattato targhe, spaccato tombe, aggredito, minacciato.
– Lì devo dire che un po’ mi sono incazzato.
– E che hai fatto?
– L’ho scritto su internet.
– E quando hanno attaccato quella brava persona e poi quell’altra, quando l’hanno insultata, quando ne hanno sminuito la vita o la morte? Perché non ti sei incazzato?
– Mi sembra perché stavo al mare… Però ho preteso le scuse!
– E quando non si sono scusati?
– Ah perché non si son scusati?
– Eh no.
– Ah, quella è colpa mia che mi son scordato di richiedergliele ste scuse.
– E quando hanno iniziato a bruciare i locali?
– A bruciare…
– I locali, sì. Perché non ti sei incazzato?
– Immagino che ormai un po’ me lo aspettassi.
– Te l’aspettavi.
– Sì.
– E quando hanno minimizzato?
– Quando hanno…
– Quando hanno minimizzato. Tutte le volte che hanno detto “poche mele marce”, “è un punto di vista”, “i problemi degli italiani sono altri”. Perché non ti sei incazzato?
– Ma veramente…
– E quando hanno iniziato a inventarsi parole, a cambiare il significato di quelle che c’erano, a dirci che la memoria non serviva più. Che il passato era passato e non valeva la pena di starci a pensare. Che potevamo prenderci il lusso di dimenticare cos’era successo e cosa poteva succedere ancora. Quella volta lì perché non ti sei incazzato?
– Pensavo…
– Pensavi?
– Pensavo fosse troppo tardi.
– Be’, non lo è.

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