Nonna BR

Caterina “Rina” Picasso. Classe 1908. .
Arrestata il 3 ottobre 1980 in seguito alle infami dichiarazioni di un pentito.
I Carabinieri del Nucleo Speciale Antiterrorismo che irruppero in casa sua, a Genova, nel quartiere periferico di Rivarolo, si ritrovano di fronte una donna di 72 anni. Le uniche parole proferite dalla donna: “Mi dichiaro prigioniera politica”.

Durante il processo , salutando a pugno chiuso i presenti disse solamente:
“Ero brigatista prima ancora di entrare nell’organizzazione. Ho la 2° elementare, quindi i difficili ragionamenti politici non li so fare, ma capire da che parte stare l’ho sempre saputo.
Nella mia vita ho subito soltanto soprusi. Lo Stato mi ha maltrattata da quando sono nata e io mi sono messa contro lo Stato.
Io per i brigatisti ero una mamma: lavavo i piatti, qualche volta uscivo con loro. Eravamo proprio come una famiglia. Mi volevano bene e io ne volevo a loro.
Il più affettuoso era Roberto (il nome di battaglia di Riccardo Dura). Mi faceva ballare, mi portava le caramelle, qualche volta delle rose. Mi diceva che mi voleva bene come a una mamma”.

La stampa borghese, naturalmente, speculò sulla storia di “Rina”: “l’ottuagenaria della lotta armata”, “la nonnina delle br”, fu definita.

Caterina Picasso rappresentò una anomalia: per la borghesia e i suoi apparati chi sceglieva la lotta armata generalmente veniva presentato come un disadattato che si organizzava in un gruppuscolo di giovanissimi idealisti e fanatici, oppure di annoiati figli della stessa borghesia in cerca di emozioni forti. “Rina” era una donna uscita dalla Resiatenza* un’ex staffetta partigiana che, come ricorderà Prospero Gallinari: “Sbatteva in faccia ai giudici la sua irriducibile dignità rivoluzionaria”. Quella dignità che fu sempre propria a chi lottò, scelse di lottare, si organizzò conseguentemente per farlo fino in fondo. Nella determinazione che li motivò, negli errori che, a un certo punto fecero.

Nonostante la condanna in primo grado a 4 anni, sconterà 5 anni e 8 mesi di carcere duro con deprivazione sensoriale, torture psicologiche ed isolamento.

Fuori dalla sua cella esporrà una rudimentale bandiera rossa assemblata e cucita alla meglio con vari pezzi di stoffa.

Caterina “Rina” Picasso è morta venti anni fa, nell’agosto del 1996. All’età di 89 anni.

Noi, comunisti di oggi, la ricordiamo ancora. La ricordiamo per come “Rina” si definì, orgogliosamente, fino alla fine: “una donna del popolo, comunista e proletaria”.
Onore alla grande Rina!

Da Gabriella Spada

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